«Aree interne: quale futuro?»

L'otto Novembre si è svolta, nell'auditorium comunale di Tula, una riflessione, organizzata dal Circolo ozierese del PD, sul futuro delle aree interne. Autorevoli relatori il prof. Giuseppe Pulina del dipartimento di Agraria e Prorettore alla Ricerca UNISS, e il prof. Marco Delogu del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell'Università di Sassari.
Il parterre politico è stato rappresentato da Andrea Becca, Sindaco di Tula, Gino Puddu, del PD di Tula, Giuseppe Mascia, Sindaco di Sassari e presidente della Città Metropolitana di Sassari, Silvio Lai, deputato e segretario regionale del PD, Angelo Pala, segretario del Circolo PD di Ozieri.
L'analisi svolta dai due relatori (Pulina e Delogu), impiegando una importante messe di dati demografici raccolti nel territorio e sapientemente elaborati e confrontati, offre un quadro già noto, ma sempre più impressionante, della situazione demografica del nostro territorio e della Sardegna tutta. Le ragioni dello spopolamento sono da tempo note ma ancora non si conosce alcuna strategia che proponga soluzioni efficaci e credibili.
Nei giorni scorsi anche una delle tante Conferenze Episcopali d'Europa si è occupata del tema dello spopolamento svolgendo una analisi capillare delle cause ma, anche in questo, le soluzioni al problema non si esplicitano chiaramente.
La ragione consiste nel fatto che il problema è complesso e, come tutti i problemi complessi, implica che le soluzioni siano, anch'esse, complesse. La dimensione di tale complessità si rileva con maggiore evidenza e tragicità se si pensa che la Sardegna fa registrare dei numeri che non hanno riscontro in alcun altro contesto territoriale a livello mondiale. Siamo ultimi per natalità e, quindi, per velocità di spopolamento. Questo aspetto è talmente clamoroso che la Sardegna viene guardata come modello (negativo) per studiare il drammatico divenire demografico di questi tempi in occidente.
Si è constatato che i valori demografici che si registrano in Sardegna anticipano quelli che si verificano in tutti gli altri territori dove la velocità del fenomeno è meno drammatica. Siamo, pertanto, osservati come una cavia che, inconsapevolmente, offre il suo contributo alla ricerca in una materia complessa e che suscita l'interesse degli studiosi a livello globale.
I relatori di Tula parlano della possibilità di attenuare il fenomeno o, quanto meno, di rallentarlo, mettendo a punto degli strumenti che suscitino un interesse tale da determinare un trasferimento di materiale umano verso i nostri territori. Per esempio creando una Zona Demografica Speciale dove le procedure, per attrarre investimenti e persone, siano rese più semplici e veloci; anche semplicemente mettendo a punto delle procedure per effettuare i controlli ex post e non attraverso infinite e macchinose autorizzazioni ex ante. Attenuare, insomma, il puntiglioso controllo burocratico sostituendolo con un atteggiamento di fiducia anche mediante l'impiego di un linguaggio semplice e non già tecnocratico e autoreferenziale.
Alcuni risultati sono stati ottenuti mediante la premialità fiscale o bonus per incoraggiare l'incremento delle nascite; il bonus mensile di 600 euro per figlio per i primi 5 anni nei comuni sotto i 3000 abitanti ha prodotto alcuni risultati tangibili: a Pattada, applicando questa norma si è avuto un incremento delle nascite per cui, negli anni 2022, 2023, 2024, sono nati rispettivamente 18, 19, 20 bambini. Un piccolo risultato ma la cosa più importante è stata l'inversione di tendenza. La soluzione del problema, se esiste, è ancora lontana. (ef)