Democrazia senza popolo

30.09.2025

Le elezioni svolte lunedì 29 settembre nella sala Sciuti del palazzo provinciale hanno eletto il Consiglio del-la Città metropolitana di Sassari, organismo di cui fanno parte i Comuni appartenenti alla vecchia provincia di Sassari. Le norme sulla Città metropolitana prevedono che il Consiglio sia presieduto di diritto dal Sindaco della Città di Sassari e sia composto da 14 componenti, eletti tra, e da, i sindaci o consiglieri di uno dei Comuni. Sono state presentate due liste, che in parte scombussolano il tradizionale bipolarismo: ai partiti del centrosinistra tradizionale si sono uniti infatti una parte di Forza Italia, i Riformatori e il Partito Sardo d'Azione; sul versante opposto, Fratelli d'Italia, una parte di Forza Italia, Sardegna 2020, UDC, Lega e diversi Sindaci che avevano prospettato una lista unitaria, con una lettera sottoscritta anche dal Sindaco di Pattada. Tentativo quasi andato in porto ma rigettato, alla fine, dal centrodestra; ed è questo il motivo della spaccatura e della presenza di candidati di centrodestra an-che nella lista di PD e alleati. Questa commistione, a sua volta, ha prodotto anche nel centrosinistra malumori, inducendo, per esempio, Sinistra Futura a dissociarsi e a non presentare candidati.

Il laborioso scrutinio dei voti ha visto prevalere la lista del centrosinistra allargato, che ha eletto 10 consiglieri su 14: Pierpaolo Risso (Coros, Avs), Eliana Lisai (Goceano, Avs), Alfredo Roggio (Romangia, Avs), Antonina Ansini (Alghero, Riformatori), Nicola Sassu (Romangia, Riformatori), Federico Tolu (Coros, Orizzonte Comune), Giampiero Madeddu (Porto Torres, Pd), Maria Giovanna Del Rio (Romangia, Pd), Marco Murgia (Logudoro, Pd) e Maddalena Sechi (Co-ros, Pd).

Il centrodestra ha eletto Fabrizio Demelas (Romangia, Sardegna 2020), Roberto Cadeddu (Sassari, Fratelli d'Italia), Michele Carboni (Logudoro, Forza Italia) e Carlo Sardara (Sassari, Civi-ci).

Il territorio del Logudoro aveva presentato due candidati: Marco Murgia, ex sindaco di Ozieri, del Partito democratico, e Michele Carboni, attuale sindaco di Nughedu e presidente dell'Unione dei Comuni, per la parte di Forza Italia schierata nel centrodestra. Li ha eletti entrambi.

Undici uomini e tre donne; alcuni territori, come il Meilogu e l'Anglona, non rappresentati; qualche sorpresa, come la mancata elezione dell'algherese Giusy Piccone, recentemente approdata al Movimeno 5 stelle. Il risultato lascerà molti scontenti.

Ma un dato appare particolarmente significativo: ha votato il 77,35%, 649 consiglieri su 897 aventi diritto, con notevoli differenze tra le varie fasce. Hanno infatti votato tutti i consiglieri di Sassari (unico comune con più di 100 mla abitanti), ma la percentuale si abbassa progressivamente man mano che si passa alla fasce di popolazione inferiori, fino ad arrivare al 65,54% per quella dei Comuni sotto i 1000 abitanti: quindi non solo le periferie sono penalizzate dal peso attribuito al voto di ogni consigliere, ma anche dall'astensionismo, legato del resto alla consapevolezza di poter contare poco.

È solo una delle distorsioni di una modalità di voto che di democratico ha poco o niente, se si considera che anche i consiglieri comunali, eletti con il sistema maggioritario, non rappresentano fedelmente e proporzionalmente l'elettorato.

Un'altra distorsione è data dalla presidenza di diritto attribuita al Sindaco del capoluogo, che marca una ulteriore pealizzazione dei territori periferici, per i quali un Ente intermedio dovrebbe, al contrario, rappresentare una forma di riequilibrio istituzionale.

La Regione Sardegna ha presentato una proposta di legge per tornare all'elezione diretta dei Consigli provinciali; una proposta in tal senso esiste già anche in Parlamento, ma non è stata ancora ca-lendarizzata.

È auspicabile che si intervenga quanto prima per correggere una vera e propria stortura democratica, restituendo ai cit-tadini la possibilità di scegliere diret-tamente i propri rappresentanti.

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