Ecomostri del 21° secolo

Quanti lo hanno realmente fatto? forse molti, ma non tantissimi: bisognerebbe cioè portarsi ai piedi di ciascuno di questi ecomostri, stare in adeguato silenzio, tendere l'orecchio, toccarne magari il fusto, ossia l'enorme torre, per avvertire la sottile perturbazione vibrazionale di questi impianti, l'emanazione innaturale del loro magnetismo. Ogni persona di buon senso può avvertire da sola, attraverso questa elementare esperienza, la violenza intrusiva che tali presenze esercitano sul territorio.
Un nuovo progetto di N.16 pale eoliche della sommità ciascuna di 210 metri dal suolo (!) sta per abbattersi sui nostri territori. Sei di queste, insieme ad un impianto di accumulo, nel territorio di Pattada, dieci nel territorio di Oschiri. Interessati anche i comuni di Ozieri e di Chiaramonti per le inevitabili infrastrutture da esse derivate e ad esse connesse. Il progetto definitivo della società proponente WEWIND OSCAR SRL ha preso di mira i privati, diversi dei quali a nostra verifica risultano nemmeno essere stati informati dalle iniziative di esproprio, con proposte economiche risibili sottese al progetto in questione
N. 16 pale, dunque, ciascuna di 210 metri!
Bisogna figurarsi in maniera il più possibile realista che cosa esse siano per averne una percezione. La Tour Eiffel, per esempio, torreggia su Parigi e sulla Senna con i suoi 300 metri, e costituisce con la sua imponenza uno skyline di rilevanza mondiale. Sono 300 metri, mica 210, sia ben chiaro. E tuttavia… Il recentissimo complesso residenziale e commerciale milanese denominato Citylife sorto nell'ex area della Fiera Campionaria, denominato dal Comune di Milano "Tre Torri", vede oggi le più audaci performances costruttive che primeggiano in tutta Italia. In questo complesso, Torre Allianz detta anche Torre Isozaki è la più alta d'Italia, sono cioè 260 metri (inclusa l'antenna!). La Torre Generali denominata anche Torre Hadid fa vedere i suoi 192 metri. Infine, la Torre Libeskin sempre a Citylife mostra alla città i suoi 176 metri. Fuori da questo complesso, ancora e sempre a Milano la Torre UniCredit svetta 231 metri (inclusa la guglia!). L'avveniristico grattacielo della Regione Piemonte invece, a Torino sale per 209 metri. Il vecchio e glorioso Pirellone a Milano: 127 metri. La celebre Torre Velasca, sempre a Milano: 106 metri. Prima d'andare via, un rapido passaggio a Firenze con il Campanile di Giotto: 84,70 metri. Per non citare le infelici e nefaste Torri Gemelle che salivano fino a 417 metri l'una e 415 metri l'altra, le quali avrebbero certamente sovrastato in superbia le nostre pale eoliche. Ma la loro imponenza ipertrofica era il simbolo di una metropoli mondiale.
Questa ricognizione prevalentemente italiana che può apparire forse troppo insistita ha contato nove imponenze costruttive per avere un'idea più realistica di quali bestie si stia parlando e che cosa stia andando a piantarsi sui nostri territori. Questa selva metallica e di vetroresina ne vede ben seiin territorio di Pattada e dieci in territorio di Oschiri per un totale di sedici, e non si elenca nemmeno l'impatto dei consistenti interventi infrastrutturali, cavidotti, strade, sottostazioni e stazioni di smistamento che alla realizzazione di tali aerogeneratori si accompagnano. Tali protesi oscene si innestano sulle nostre colline alterando profondamente l'identità estetica, ambientale e naturalistica del nostro territorio. Ed è solo l'inizio, che non tiene conto di un progetto pregresso, già avviato e in itinere per Pattada, e di altri che fatalmente ne verranno, perché l'onda speculativa ha ormai rotto gli ormeggi e non finirà qui. Il movimento tendenziale, anzi la realtà non più in potenza ma in atto ci fa avvertire quanto sia imponente e schiacciante l'assedio in corso. La domanda immediata è su quale cimitero giaceranno tra qualche decennio questi mostri. E una domanda alla quale nessuno ancora oggi, nonostante le numerose chiacchiere ha dato e sta dando una chiara risposta. Ma considerando il recente "storico" degli impianti di aerogeneratori possono già citarsi degli esiti che non sono affatto rassicuranti.
Urge come sangue di donatore un impegno collettivo di reazione. L'onda montante di un tale fenomeno speculativo sta diventando sempre più spregiudicata, in spregio ad aree non idonee, alla presenza di vestigia e beni archeologici, alle risorse idriche, alle specie floro-faunistiche, insomma, ad un vero e proprio equilibrio ambientale e degli assetti del territorio consolidatosi nei secoli e forse nei millenni. Il paese reagisca. In nessun modo questa reazione potrà essere uno sbaglio, perché semmai fosse impulsiva e non sostenuta oggi da sufficienti ragioni ci sarà tempo nella breve prospettiva per accogliere ragionevolmente e in maniera più meditata degli altri progetti che certamente sopraggiungeranno. Se ciò non accadrà, se saremo passivi, domani i nostri figli ci diranno che siamo stati indifferenti. Oppure, al contrario ci riconosceranno che abbiamo avuto il nerbo di non soccombere, quando altrove sotto i loro occhi si sarà consumata la devastazione ambientale di questo evidentissimo inganno attraverso il quale il nostro territorio e la nostra isola saranno snaturati, avendo offerto con indolenza pesantissime servitù a chiare entità speculative.
Almeno avessimo venduta cara la pelle, per consentire di trasformare la nostra isola in uno sgabuzzino di servizio, per aver offerto il nostro territorio al parcheggio di un desolante hub energetico, di un mostruoso Bactery Energy Storage System, ovvero un poderoso serbatoio di accumulo e di stoccaggio dell'energia da conferire alla penisola. Sarebbe un infelice passaggio epocale, avendo compromesso per sempre la nostra identità e non avendo nemmeno avuto una congrua ricaduta di profitto; ammesso che la propria storia, la propria unicità naturalistica e ambientale possano svendersi a qualsiasi prezzo.
Un gruppo spontaneo di cittadini