Le brutte radici della riforma

La redazione di prospettive, in vista del referendum sulla Giustizia, intende seguire con attenzione le vicende ad esso collegate, con un aggiornamento puntuale dei loro sviluppi, fino alla sua conclusione, per favorire una migliore informazione sulle scelte che i cittadini elettori saranno chiamati a fare.
Sulla base della proposta del Consiglio dei Ministri, è stato pubblicato sulla Gazzetta Uf-ficiale del 14 gennaio 2026 il decreto presidenziale che conferma le date del 22 e 23 marzo 2026 per il referendum popolare confermativo previsto dall'articolo 138 della Costituzione sulla legge costituzionale recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare» (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025).
La decisione del Consiglio dei ministri di fissare al 22 e 23 marzo la data del referendum confermativo sulla riforma costituzionale in materia di separazione delle carriere solleva un problema che va ben oltre la questione della data, e provoca una lesione del procedimento di garanzia previsto dal citato articolo 138 della Costituzione, con effetti lesivi del diritto di iniziativa referendaria popolare.
Quell'articolo riconosce a 500.000 elettori, a cinque Consigli regionali o a un quinto dei membri di una Camera la facoltà di chiedere il referendum entro tre mesi dalla pubblicazione della legge di revisione costituzionale.
Tale termine costituisce lo spazio temporale, che non si esaurisce nella mera raccolta delle firme, ma comprende la definizione del quesito, la chiarificazione dell'oggetto della revisione e l'attivazione del controllo di ammissibilità da parte dell'Ufficio centrale presso la Corte di Cassa-zione.
La scelta del Governo, effettuata sulla base dell'ordinanza di ammissione già intervenuta su richiesta parlamentare, di richiedere l'indizione del referendum prima dei tre mesi previsti dall'art. 138 per la raccolta delle firme, viene utilizzata per cercare di neutralizzare, di fatto, la via popolare ancora pienamente aperta sul piano costituzionale.
Avallare il fatto che sia possibile procedere senza attendere il completo decorso del termine dei tre mesi, significherebbe, nella sostanza, precludere al corpo elettorale di intraprendere qualsiasi altra iniziativa per proporre un quesito, come quello sostenuto dalle oltre 500 mila firme raccolte dai cittadini elettori tra il 22 dicembre fino alla data odierna, dando alla maggioranza di governo che ha approvato la legge sottoposta a referendum la possibilità di impedire l'esercizio di questo diritto.
Che cos'è il referendum confermativo e perché si vota?
A differenza del referendum abrogativo, quello costituzionale (o confermativo) è uno strumento di democrazia diretta che interviene sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale: quando la riforma non è stata approvata con una maggioranza di due terzi nelle seconde deliberazioni parlamentari, l'ordinamento consente che sia il corpo elettorale a confermarla o a respingerla.
Qui il punto è decisivo: la legge costituzionale entra in vigore solo se confermata dal voto popolare. Non si tratta quindi di un passaggio meramente consultivo, ma di una condizione che può determinare l'effettiva entrata in vigore della riforma.
Su cosa si vota: separazione delle carriere, due CSM e Alta Corte disciplinare.
Il contenuto della riforma, riguarda una modifica dell'ordinamento giurisdizionale su tre punti molto rilevanti:
1) Separazione delle carriere tra Giudici e Pubblici ministeri. L'attuale sistema italiano è caratterizzato dall'unicità dell'ordine giudiziario: giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso corpo, accedono tramite un concorso unitario e, pur con limiti, possono passare da una funzione all'altra nel corso della carriera. La riforma interviene su questo modello proponendo una distinzione netta tra magistratura giudicante e requirente, con percorsi separati che dovrebbero garantire la terzietà del Giudice.
2) Istituzione di due Consigli superiori della magistratura distinti. Al posto di un unico CSM (Consiglio Superiore della Magistratura), verrebbero istituiti due organi di autogoverno: uno per i magistrati giudicanti e uno per i requirenti.
3) Nuova Alta Corte disciplinare. La riforma prevede inoltre l'istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari, con 15 componenti, tra cui professori universitari, avvocati e magistrati sorteggiati, con funzione di accentrare la competenza disciplinare oggi in capo al CSM.
Ma quali sono i motivi che hanno spinto il Governo ad accelerare i tempi, senza attendere la scadenza dei tre mesi per la raccolta delle firme previsti dall'art. 138 della Costituzione?
La risposta può essere data riesaminando alcuni avvenimenti di carattere politico e giudiziario degli ultimi decenni della Storia italiana, con particolare riferimento al coinvolgimento di certi personaggi della Destra, da Licio Gelli, a Silvio Berlusconi, che hanno sempre cercato, con le loro iniziative, di raggiungere quegli obiettivi tendenti al controllo e al condizionamento della Magistratura, soprattutto quando la stessa andava a coinvolgere interessi politici ed economici: obiettivi che, se questa riforma dell'ordinamento fosse approvata con il referendum, potrebbero essere più facilmente raggiunti.
Licio Gelli, la P2, la separazione delle carriere
Siamo nei primi mesi del 1981. I giudici di Milano Gherardo Colombo e Giuliano Turone stanno indagando sul falso rapimento, nell'agosto 1979, del bancarottiere Michele Sindona che controlla le attività illecite di Cosa Nostra attraverso un impero finanziario.
Dalle indagini emergono legami tra Michele Sindona e Licio Gelli e vari affiliati alla loggia massonica P2. Così Turone e Colombo decidono di perquisire i locali a disposizione di Licio Gelli
Si arriva alla scoperta di una valigia stipata di documenti. Proprio dalla valigia emerge una lista di 962 nomi: 208 militari e appartenenti alle forze dell'ordine (43 generali di Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito, Aeronautica, e l'intero vertice dei Servizi Segreti civili e militari, SISDE e SISMI), 8 ammiragli, 11 questori, 5 prefetti, 44 parlamentari, 2 ministri, 1 segretario di partito, banchieri (Michele Sindona e Roberto Calvi), imprenditori (il costruttore Silvio Ber-usconi e l'editore Angelo Rizzoli), magistrati (l'ex procuratore generale Carmelo Spagnuolo), faccendieri, criminali (Enrico Nicoletti cassiere della Banda della Magliana), diplomatici, e giornalisti (Mario Tedeschi, Gustavo Selva, Roberto Gervaso, Franco Di Bella, Maurizio Costanzo e Mino Pecorelli, direttore dell'agenzia OP, ucciso a Roma il 20 marzo 1979). Secondo la Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2 si tratta però di elenchi incompleti. Una loggia occulta ed eversiva che si pone fuori dalle regole democratiche e dai dettami scritti nella Costituzione.
Pochi mesi dopo, il 4 luglio 1981, viene rinvenuto in un doppiofondo della valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio Gelli, il Programma di Rinascita democratica, scritto nel lontano 1977, poi pubblicato negli atti della commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2. Si tratta di un vero documento di carattere politico in cui Gelli e la P2 intervengono su ogni parte della Costituzione, e tra gli obiettivi a medio e lungo termine vengono citati i suggerimenti sull'ordinamento giudiziario, tra cui compare la separazione delle carriere: «Provvedimenti istituzionali a1) Ordinamento giudiziario - Riforma dell'ordina-mento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile».
La separazione delle carriere e del CSM ritorna nel programma elettorale di Forza Italia del 2001, del 2006 e del 2008 (Pdl), nel governo guidato da Giorgia Meloni.
Alcuni esponenti della Destra dedicano questa riforma a Berlusconi: lo stesso Berlusconi che, nel 2013, durante comizi elettorali e dichiarazioni pubbliche, mentre era sotto inchiesta per corruzione, disse che all'interno del sistema democratico c'era un cancro che si chiama magi-stratura, accusando alcune correnti di usare il potere giudiziario contro di lui e contro il suo partito politico.
Ben altri sono i problemi che, se non affrontati e risolti, impediscono il corretto funzionamento della Magistratura, nell'interesse di tutti i cittadini:
Lentezza e costi: processi lunghi (spesso anni) e costi elevati (avvocati, procedure) rendono la giustizia inaccessibile per molti, con soglie di gratuità inadeguate, portando a una «fuga dalla giustizia».
Inefficienza e arretrati: il sistema soffre di scarsa capacità gestionale, accumulo di fascicoli (soprattutto in Cassazione, materia tributaria, e Tribunale per i Minorenni), nonostante alcune riduzioni recenti.
Sovraffollamento carcerario: le carceri sono piene, con detenuti che superano i posti disponibili, problemi di salute mentale, tossicodipendenza e mancanza di agenti, rendendo difficile la funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione.
Carenze di personale e risorse: mancanza di personale amministrativo e giudiziario, e scarsità di risorse, ostacolano l'efficienza.
Ma, nonostante questo, il sogno di Licio Gelli rischia di avverarsi.
Gianni Tola (1)