L'isola degli alberi scomparsi di Elif Shafak

«...al capo estremo del mar Mediterraneo, c'era un'isola talmente azzurra e bella che i molti viaggiatori, pellegrini, crociati e mercanti che se ne innamoravano non volevano più ripartire [...]. Eppure le ombre trovano il modo di insinuarsi nella luce; sussurri di diffidenza e congiura s'increspavano nel buio. Perché l'isola era spaccata in due parti: il Nord e il Sud. In ciascuna prevaleva una diversa lingua, una diversa scrittura e una diversa memoria, e quando pregavano, di rado gli isolani pregavano lo stesso dio.»
Il romanzo racconta la recente storia di Cipro, da poco prima che si arrivasse al culmine della guerra civile con l'invasione della Turchia nel 1974 fino ai giorni nostri. La narrazione è vista da vari punti di vista, raccontando la storia di Defne, una ragazza turco-cipriota, Kostas, un ragazzo greco-cipriota e la loro figlia Ada, nata anni dopo in Inghilterra e che poco sa delle sue radici. Anche una pianta di fico racconta la storia dalla sua prospettiva, perché «Gli esseri umani, in particolare i vincitori che impugnano la penna per scrivere gli annali della storia, amano cancellare non meno che documentare; a noi piante spetta il compito di raccogliere il non detto, lo sgradito.»
«Greci e turchi sono come carne e unghia, si diceva una volta; non si può separare l'unghia dalla carne. Ma a quanto pare non era vero: si poteva eccome. La guerra è una cosa terribile. Qualsiasi guerra. Ma le guerre civili sono forse le peggiori, quando i vecchi vicini diventano i nuovi nemici.» Così quello che era un amore di due giovani ragazzi è diventato un dolore portato anche oltremare. «...quando lasciamo casa nostra per lidi sconosciuti, non andiamo semplicemente avanti come prima. Qualcosa dentro di noi muore, in modo che qualcos'altro possa ricominciare da capo.»
Il dolore raccontato non è solo quello umano, Kostas «Era convinto da sempre che non esistesse - o che non dovesse esistere - nessuna gerarchia tra il dolore umano e il dolore animale, nessuna preminenza dei diritti umani sui diritti degli animali e, se è per questo, neppure su quelli delle piante.»
E le vicissitudini passate si ripercuotono anche sulle generazioni successive, come è successo ad Ada. E in una conversazione con la zia che vive ancora a Cipro, le dice che a scuola non le parlano tanto di Cipro e la zia risponde «Lo immaginavo. I turisti che vanno in vacanza nel Mediterraneo cercano il sole, il mare, la frittura di calamari. Ma la storia no, per favore, è troppo deprimente»".
E così continuiamo a dimenticarci della lontana isola europea ancora divisa da un muro dopo 50 anni.
Giulia Fogarizzu