Toeddu Sanna: eccellenza accademica

16.03.2022

Antonio Sanna, nato a Pattada il 6 giugno 1917 da Pietro Paolo e Vittoria Cadoni, si laureò in medicina e chirurgia a Sassari, nell'anno accademico 1940/41, con il massimo dei voti, presentando una tesi sperimentale, oggetto di pubblicazione. Pioniere nello studio di discipline nuove, quali igiene, microbiologia e virologia, ebbe una intensa carriera accademica e professionale: professore universitario di igiene e microbiologia dal 1952, prima a Sassari (dove fondò l'istituto di microbiologia), poi a Parma dove fu eletto Preside della facoltà di Medicina dal 1968 al 1971, anno in cui fu chiamato a dirigere l'istituto di microbiologia della facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università cattolica del Sacro Cuore a Roma; nel 1974 venne eletto Preside della stessa facoltà, che volle intitolare al fondatore Agostino Gemelli, e fu rieletto per tre mandati consecutivi. Nel 1981, per festeggiare i venti anni della facoltà, propose il conferimento della laurea Honoris Causa a Madre Teresa di Calcutta «donna di una forza irresistibile, alimentata dalla ricchezza delle sue doti spirituali e umane, che ha fatto della sua vita dono a servizio dei più poveri tra i poveri» (come disse nel discorso tenuto in occasione della cerimonia).

Ricoprì la carica di membro del Comitato di Biologia e Medicina del Consiglio Nazionale delle Ricerche; divenne presidente di sezione e vice presidente del Consiglio Superiore di Sanità; è stato membro del comitato scientifico del programma televisivo Check-up, presenziando in numerose occasioni alle trasmissioni. Per anni è stato direttore responsabile della rivista Igiene Moderna e fondatore della prestigiosa rivista scientifica European Journal of Epidemiology.

Diede un contributo fondamentale nella diagnosi della infezione da citomegalovirus che afflisse papa Giovanni Paolo II dopo l'attentato. Le parole dei suoi allievi descrivono con assoluto realismo il profilo umano oltre che professionale: «attaccatissimo alla famiglia, era, come gli uomini esemplari della sua isola, amico sollecito e fidato, non uso alle promesse, poche e misurate le parole, prodigo invece nel dare, premuroso e attento con tutti; capiva con uno sguardo, trascinava e convinceva con l'esempio, lodava con un caldo sorriso».

Da ricordare il legame viscerale e profondo con la sua terra d'origine e con la sua famiglia, legame che restò intatto fino alla morte: per sua espressa volontà venne sepolto a Pattada. Ogni estate, finché è stato in vita l'amato padre, trascorreva nel suo paese qualche settimana. Nelle sue giornate, dopo le ore dedicate allo studio che non trascurava mai neanche in vacanza, amava fare lunghe passeggiate in campagna nei luoghi che erano stati della sua infanzia: le vacanze erano l'occasione per reimmergersi nei profumi della sua terra e gustarne i sapori; teneva moltissimo al suo nome in sardo, Toeddu, come lo chiamavano i famigliari e come preferiva essere chiamato dagli amici più vicini anche fuori dalla Sardegna. I pattadesi, per distinguerlo dal suo omonimo parente, anche lui medico, gli avevano associato l'aggettivo su ruju, per il colore della sua capigliatura.

Molto vivace e con uno spiccato senso dell'umorismo, era autorevole ma al tempo stesso molto sorridente e disponibile. «Era molto affettuoso con noi bambini - ricorda una nipote - e potremmo ricordare mille episodi festosi e anche divertenti ricollegabili alle sue giornate pattadesi, come quando organizzò una giornata a Caprera, densa di emozione con tutti noi, per far visitare al padre, ormai anziano, tutti i luoghi dove aveva fatto il militare durante la prima guerra mondiale e che da allora non aveva mai più rivisto; oppure l'attenzione inflessibile a quelle regole igieniche basilari che oggi, anche a causa della pandemia, sono diventate normali, ma che allora non erano così scontate soprattutto tra noi bambini che giocavamo per strada: ci controllava tutti, figli e nipoti, e non cessava di spiegarci come era facile trasmettere per contagio alcune malattie».

Ha cessato di vivere il 12 gennaio del 1992, lasciando un ricordo indelebile non solo nei parenti ma anche nei numerosissimi amici che lo vollero accompagnare a Pattada nell'ultimo viaggio.