Una protesta sacrosanta
La maggior parte dei media, TV e carta stampata, ha criticato la proclamazione dello sciopero generale da parte di CGIL e UIL; e anche la CISL si è dissociata perché «non è il momento propizio». «Se non ora, quando?» ha risposto a tutti il segretario generale della CGIL Maurizio Landini; se non ora che si potrebbe distribuire qualche risorsa ai lavoratori e ai pensionati, dopo averne impiegate molte - e spesso indiscriminatamente - a favore delle imprese, anche di quelle che la pandemia ha toccato poco o niente? E invece le scelte del Governo si muovono sempre nella stessa direzione. «È il momento di cambiare - ha detto Landini - Serve una nuova qualità del lavoro, stabile e sicuro, un lavoro dove non si muore. Serve una nuova qua-lità di vita per le persone per guardare al futuro». E ha ricordato che lo sciopero è un diritto (che comporta sacrifici per i molti lavoratori che vi hanno aderito) ed è un dovere quando serve a dare voce a chi non ce l'ha e a chiedere l'applicazione della Carta costituzionale.
Rivolgendosi al presidente di Confindustria che si era detto triste per la protesta, ha ribattuto: «Noi guardiamo le persone negli occhi; se qualcuno sta male non siamo felici, lo siamo solo quando tutti sono tranquilli. Se le persone rischiano di essere licenziate, delocalizzate, come avviene in questi giorni, allora anche noi non siamo felici: andiamo in piazza e lottiamo. Da parte sua Confindustria dovrebbe dire ai suoi associati di investire in questo Paese piuttosto che delocalizzare inseguendo solo il massimo profitto».
E, riferito alla manovra del Governo, definita espansiva, si è domandato: «Ma espansiva per chi?», aggiungendo che è una vergogna che la riduzione delle tasse non sia andata interamente a lavoratori e pensionati, che garantiscono il 99% del gettito Irpef. Su questo, del resto, anche diversi imprenditori si erano detti d'accordo.
O ci saranno risposte dal governo, o la sacrosanta protesta continuerà.